VERITÀ E
RIVOLUZIONE
Non tutti sanno cosa è davvero l'islam è che obiettivi
ha.
Chiariamo cosa vuol dire "dhimmitudine". Il
jihad o guerra santa si basa su uno schema preciso e intoccabile, che divide il
mondo in tre parti:
Il "Dar al islam", o Territorio dell’islam:
il luogo dove l’islam regna, dove l'umanità ha accettato il suo ruolo di
sottomessa. Una volta che una terra è "Dar al islam" lo è per
sempre. È chiaro? No?
Chiariamo. La terra di Israele è stata occupata
dall’islam. Quindi quando gli ebrei se la sono ripresa,sono stati considerati
invasori. La stessa cosa vale per la Sicilia, per la Spagna, per parte del
Portogallo e per Roma che, poiché Maometto ha profetizzato la sua conquista, è
"Dar al islam" anche lei.
Il "Dar al harb", o Terra di guerra, è la
parte del mondo popolata degli infedeli. La terra degli infedeli è il luogo
nella quale la guerra è obbligatoria finché essi rifiuteranno di
riconoscere la sovranità islamica.
Il "Dar al sulh", o Terra della tregua, è il
nome delle regioni dove agli infedeli è concesso di vivere purché paghino
un tributo in denaro e in sottomissione. La superiorità dell’islam deve essere
riconosciuta. Ottengono il diritto a mantenere la propria fede, ma solo se
ebrei, cristiani, zoroastriani e induisti, in cambio del pagamento del
tributo. La cessazione delle ostilità è sempre da considerarsi provvisoria
e deve essere immediatamente revocata non appena si abbia l'impressione o
compaia il pericolo che le popolazioni sottomesse possano opporsi in qualche
maniera all’islam.
Agli armeni era concesso vivere, visto che pagavano un
tributo: le loro tasse erano il doppio di quelle di un turco di pari
reddito. Non appena la guerra mondiale ha fatto presagire la possibilità che
truppe cristiane arrivassero a liberare gli armeni dal giogo, la
tolleranza alla sopravvivenza armena è stata revocata. Lo stesso vale per i
cristiani massacrati in Iraq, Siria e in tutto il mondo islamico: la presenza
anglo-americana, e quindi cristiana, che dopo l’11 settembre ha raggiunto
regioni islamiche cambia la posizione dei cristiani da dhimmi a nemico.
Oriana Fallaci e Huntington, il politologo che per
primo coniò il termine “scontro di civiltà”, erano contrari a qualsiasi
intervento militare dopo l’11 settembre, in quanto sicuramente inutili e
facilmente disastrosi: la strategia americana finalizzata alla esportazione
della democrazia e del benessere è folle nell’islam. Nell’islam la
democrazia è un concetto blasfemo: il potere appartiene a Dio e non al popolo,
l’uguaglianza è un concetto blasfemo essendo l’inferiorità dei non islamici un
precetto coranico, quindi assoluto.
Il fatto che nessuna delle vittime, armeni in Turchia
in quanto cristiani, cristiani in Iraq, Siria, Nigeria, Egitto e così via, si
fosse anche solo sognato di brandire un’arma, anche solo di possedere un arma,
non dico sparare un missile Qassam, non ha avuto, non ha e non avrà
nessuna importanza.
La nascita dello Stato di Israele ha accelerato la
pulizia etnica nei Paesi a maggioranza islamica: gli ebrei tollerati per secoli
in condizioni di sudditanza, sono stati uccisi o espulsi. Israele ha
fisicamente salvato milioni di ebrei per portarli in salvo dall’Iraq, Yemen e
Etiopia. Il mito della benevolenza islamica nei confronti degli ebrei è
uno dei tanti miti “politicamente corretti” e insensati. Gli ebrei espulsi dai
paesi islamici negli anni '40 sono stati circa un milione e mezzo, un
numero astronomicamente più alto dei profughi palestinesi, eppure per loro
non c’è mai stata alcuna compassione.
Hanno lasciato terre e sinagoghe che erano state loro
per secoli e secoli, ma nell’ottica dell’antisemitismo mondiale non erano
veramente loro: un ebreo è sempre un senza terra. Che sia cacciato, fa quasi
parte del gioco. “Via dall’Europa”, urlano davanti alle sinagoghe europee
i pro Palestina. Fuori da Israele ogni luogo è provvisorio. Israele non va
bene: qual è il luogo degli ebrei? Il fumo dei camini?
Torniamo all’islam. Chiunque si opponga all'espansione
dell’islam merita la guerra fino alla morte. Sua. Ovviamente. Il jihad è
il primo (anche il secondo, il terzo e il quarto) dovere di ogni islamico ed è
una guerra permanente che può arrestarsi solo con la conquista del mondo. Ne
consegue che a un musulmano sono concessi con il mondo infedele solo trattati
di tregua, non di pace. Una tregua può essere dovuta solo a un fattore: i
musulmani sono in stato di inferiorità e necessitano di tempo per riorganizzare
le proprie fila. Hamas, come l’Olp, sono disposti ad accordarsi su tregue,
mai sulla pace. Tutto il mondo è terra dell’islam.
“Allah non permetterà agli infedeli di prevalere sui
credenti” (Corano IV, 141) da cui si evince il hadìth, cioè verità
racchiusa in un detto attribuito a Maometto: “L'islam domina e non è
dominato”. Se c’è un solo bambino islamico nella scuola, tutta la scuola
deve mangiare halal (islamicamente corretto). Tutta la strada deve fermarsi
davanti ai musulmani in preghiera. Se la legge di quel Paese vieta il
matrimonio con bambine, quella legge è sbagliata e opprime l’islam. Coloro che
dicono che “gli islamici devono rispettare le nostre leggi”, dicono una follia.
Il 20 dicembre 1999 il tribunale della sharia del Regno
Unito ha emanato una fatwa (sentenza islamica) che proibiva ai musulmani
di partecipare alle celebrazioni natalizie e per Capodanno. “È proibito ai
credenti imitare i non musulmani (noi, i non musulmani, siamo chiamati kuffar,
miscredenti, che non è un complimento, tipo i babbani di Harry Potter) nelle
loro celebrazioni rituali o religiose, come la solennità del Natale o altre
feste del calendario cristiano. Esistono numerose tradizioni attribuite al
profeta Maometto che vietano ai musulmani di imitare
i miscredenti”. La Gran Bretagna ha risposto a questa fatwa abolendo
le feste di Natale e Pasqua, sostituite da Festività dell’inverno e della
primavera. Un impiegato statale che mandi una mail con su scritto
"Buon Natale" può essere licenziato. In compenso è permesso augurare
buon Ramadan.
La Francia di Hollande si è adeguata. L’islam non
si adatta a nulla. Se si adattasse, se si integrasse tradirebbe il volere di
Allah e la parola del Profeta. L’islam non si integra mai. È il mondo non
islamico che deve integrarsi. L’islam è aggressione al mondo non islamico, per
sua stessa ammissione. I Paesi europei si sono impegnati in una serie di
concessioni, tra cui l’odio per Israele, una comunicazione mediatica follemente
antisionista, e un disprezzo progressivo per il cristianesimo, con l’abbandono
delle sue tradizioni, le quali hanno garantito loro una discreta pace.
Questo impasto di avidità e paura con la sua infinita serie di cedimenti prende
il nome ben preciso di "dhimmitudine".
Quando noi doniamo a un islamico raccattato in mezzo
al Mediterraneo di che sopravvivere e un qualsiasi tipo di sussidio, secondo la
nostra mentalità stiamo facendo un atto di generosità. Secondo quella islamica
stiamo pagando il tributo che è dovuto. Riconosciamo il nostro obbligo a questo
tributo che deve essere congruo. E nessuna gratitudine ci spetterà, ma
solo la sacrosanta protesta ogni volta che il tributo non sarà sufficiente.
L’islam domina e non è dominato. La nostra democrazia offende l’islam, come ci
ricordano gli imam, per cui saremo puniti.
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